Arte

ANNA TELOVA - CHIARA PINI
Mostra d’arte contemporanea, Russia & Italia

Con il patrocinio del Comune di Scorzè, presso Villa Orsini di Scorzè,
 hanno esposto dal 7 al 23 maggio Anna Gheorghevna Telova e Chiara Pini.
Pittura, scultura e fotografia nella rassegna artistica di Anna Telova e Chiara Pini, rappresentano il percorso di momenti vissuti con l’intensità dell’animo e un insieme di esperienze di vita, di ricordi, di sentimenti in cui l’abilità espressiva spesso si trasforma in poesia.
“Guglie, colonne, intagli, stucchi di ponti, di palazzi, d’archi; getta uno sguardo verso l’alto, vedrai il sorriso del leone su una colonna avvolta dalla veste del vento…” Joseph Brodsky, poeta San Pietroburghese, premio Nobel, così canta Venezia e Anna lo ritrova nell’opera “Il parco dello Zar” e nello stesso tempo questi versi riassumono molte relazioni che l’artista esprime nei suoi lavori: nella pittura, nell’affresco e nella progettazione d’architetture d’interno.
In particolare con il suo mondo che dalla Russia all’Italia conserva un contatto costante con la realtà, ma anche un personale modo d’intesa e di sensibilità.
Nella scandita armonia del taglio compositivo, esprime efficacemente i caratteri fondamentali del paesaggio e delle nature morte, affidandosi alla forza d’impatto e all’emblematica magia delle tinte che allargano l’evidenza spaziale, lungo una prospettiva che si alterna ai primi piani e a un’emozione estetica nuova.
La luce filtra e attraverso l’esile trama dei colori, tra cui prevalgono gli azzurri e i verdi, c’è una bellezza particolare: nella scenografia, l’anima russa risuona di luce, il tratto è più pacato, semplicità e purezza si fondono come icone attraversate dal profumo della freschezza.
I fondi chiari, sono poi giocati sulla stratificazione di effetti a volte surreali, ma che lasciano intravedere l’architettura di luoghi noti, in una sintesi di particolari accostamenti. Quasi voglia ricreare un percorso in cui i luoghi sono vivi per le emozioni proprie.



Così i colori di S. Pietroburgo, il cielo ocra rosato, l’asfalto azzurro bagnato da un temporale e la colorazione viola dei tetti accanto ad un giallo senape limitato dagli alberi, sono proprio una fotografia indimenticabile, come le tinte del Baltico, interrotte da una barca rossa, delimitano e collegano le zone cromatiche, facendo emergere la potenzialità dei piani attraverso il contraccolpo del colore.



Poi gli angoli veneziani, il canale tutto in primo piano tagliato tra il verde e l’azzurro dell’acqua e del cielo.



La laguna con i verdi brillanti dove dominano le gondole blu con i loro riflessi, Venezia, Torcello, l’entroterra tra cui si notano i particolari del giardino di Strà,  Villa Soranzo Conestebile di Scorzè e angoli storici di Noale.
Il verde può spaziare tra il cielo e le case ed il fondo dell’acqua diventa grigio azzurro, caricando di luci il viola in pieno giorno, senza sottolineare le ombre, ma piuttosto le sensazioni.
 La natura riesce a fornire il ritmo delle scansioni impresse dalle forme allo spazio, le atmosfere che si fondono con le stagioni, come nel quadro inverno a S. Pietroburgo, dove ritorna il rosa del cielo in contrasto con il bianco della neve e marrone degli alberi ed il cromatismo dei palazzi.
Alcune opere sono frutto di viaggi trasformati in esperienze artistiche, come il ponte di Praga o la laguna istriana a Pirano interpretate con attenzione dando rilievo agli aspetti più suggestivi, ripresi nella pienezza del risalto e della resa finale con perspicace immediatezza.


Anche le nature morte raccolgono ricordi d’interno, come lo studio del padre, o angoli caratterizzati non solo dagli oggetti ripresi ma dalla scenografia di morbidi tessuti, dai fiori, dalle forme geometriche tagliate dal giallo, dal verde e dal viola.
Vi è a volte un richiamo al gusto artistico di Monet, nelle tonalità rosate e giallo, tra le foglie e l’acqua verde azzurro.
Anche nei ritratti cura i particolari, non solo della persona, ma anche degli sfondi dove cerca di riprendere in modo reale l’ambiente per fissare un ricordo o un affetto a lei caro.
L’impronta personale valorizza il ritmo delle scansioni impresse dando vita alle superfici e volume ai piani, la mostra può essere letta come un itinerario di relazioni personali, ma anche come momenti in cui l’animo si lascia andare tra ricordi e sogni e come dice l’artista:”non c’è notte in cui non dorma senza sognare quello che voglio realizzare il giorno dopo”.
Proseguendo nella rassegna c’è l’incontro con le opere scultoree di Chiara Pini, che racchiudono momenti autobiografici di una visione della vita, di un vissuto personale segnato da momenti toccanti. Le sue opere si diversificano nelle scelte tecniche e nei materiali usati, dall’impasto di resine che solidificano con il tempo, alla creta.



I motivi e i momenti che parlano dell’uomo, dell’esistenza, sono esternati attraverso le fasi della vita e gli affetti di persone a lei legate per familiarità, stima ed amicizia. Anche il passare del tempo e delle stagioni dell’uomo sono determinanti nelle sue scelte artistiche.
A.C e d. C., rappresentano lo scorrere del tempo, fino alla fine segnata dall’impronta del piede del figlio, testimonianza diretta dell’evoluzione del tempo.
Il tema dell’amore, segue fasi diverse: l’atto in cui si consuma un rapporto, la maternità che fa rivivere il frutto dell’amore, la senilità che va oltre la fisicità in un trasporto della mente che lega il desiderio con gli affetti in una fusione incancellabile.



Chiara celebra il riconoscimento a grandi personaggi come Galileo, attraverso il quale intende sottolineare come il guardare verso gli astri significhi anche andare oltre l’infinito, oltre l’immaginazione, espressa nell’acrostico :”guardando astri luminosi, immagino lontani esseri ondeggianti”,
Nei nudi ritrova i temi classici, anche se vi è una ricerca più moderna essenziale e plastica, di efficacia narrativa.
Nell’opera “il bagnante”, con la schiena possente, posizionato in un atteggiamento rilassato troviamo la celebrazione della forza.
Nell’opera “900” vi è un richiamo al subconscio, all’Io dell’artista in un insieme intellettuale di valori e percezioni, senza rinunciare ai canoni classici della forma, della nitidezza, della sublimazione ed eleganza delle opere.



Alcune opere scultoree sono legate a quelle fotografiche perché la metafora della vita nasce da un’interpretazione figurativa della natura, la sua passione non va alla ricerca del bello fine a se stesso, ma nel trovare il paragone fra elementi della natura, l’uomo e la società.
L’uso della parola “mente” espresso nei titoli delle fotografie sottolinea il senso del pensiero, della logica, della finalità delle cose e degli eventi: “Libera-mente”, “Aristocratica-mente”, “Faticosa-mente”, “Accoppia-mente”, sono i titoli che accompagnano le fotografie della mostra e interpretano il valore artistico che semplici coincidenze producono.
Così l’albero è la metafora della vita, assomiglia a una donna,



e la scultura “Libera-mente” viene realizzata prendendo riferimento dalla foto di un angolo del Kenia, in cui gli elementi naturali respirano la libertà dei grandi spazi.
Il castello della Bretagna per la sua eleganza assume un valore aristocratico.
La foto delle “Beau” in Provenza con i suoi mattoni, ricordano le fatiche dell’uomo.
Il taglio dell’albero a Berlino, segna il rapporto con la natura a volte difficile per cui anche i fiori della primavera scompaiono, e dalla foto della Bretagna la magia del Mago Merlino emerge il tema dell’accoppiamento.
Sono foto in bianco e nero, una risposta artistica che viene sottolineata dalla ricerca dei soggetti e dalla visione in cui si perpetua una filosofia  condivisa dall’artista ma che coinvolge anche gli altri.

Lidia Mazzetto